venerdì 7 gennaio 2011

Continui richiami

Una macchina che procede sospesa nel pomeriggio, tre tasche rosse ed una blu, le sentinelle pronte a fischiare per il viaggio del ritorno. Disorientata mi sveglio su braccia che conosco, in un luogo che non conosco, dove mi sono nascosta? Una grande giacca a vento, come quella che aveva mio zio quando ero piccola, foderata di pelliccia, mi ripara dal vento. Ho freddo. Mi torna in mente quel documentario, con l'acqua che usciva dalla montagna e cadeva in un fiume invisibile solo perché più basso del livello stradale. L'esempio più poetico e completo di cammino. Il giornalista diceva di essere accompagnato dalle ombre propizie dei grandi camminatori, e che era stato fortunato, in quella mattina domenicale. E lo penso anch'io. Portami con te.
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lunedì 20 dicembre 2010

Led

Guardo fuori, attraverso il vetro, nel pensiero niente acqua in questa parte dell'anno. Sono diventata neve pure io. Ed è neve la parola, il fiato, la sagoma di fronte a me al tavolo del bar. E diciamo parole gelate. La neve non ha dappertutto lo stesso odore, né lo stesso colore, ed il biancore rimane sempre meno di quanto si desideri. Per altri campi c'è un nuovo calore, filtri e valvole, e forza motrice che ha bisogno di energia e carburante. Il sangue è un liquido che scorre su altro liquido, si trasporta da solo, credo di sentirlo, nel suo condotto, corre sotto la pelle, sopra c'è il brivido, sopra ancora sono io, che corro insieme al sangue. Ed in tutto questo ascoltare, e dire, e spronare, ogni sacrificio è una conquista. Così mi addormento, e sogno un mondo in cui non accade nulla che non dipenda da me, e sogno me stessa che sogna.
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mercoledì 8 dicembre 2010

Di altri lacci

Dicembre non aiuta, specie se le cantine fumose portano altrove, ma nelle frasi di alcuni poeti si può sentire l'odore del sole, e lei lo sa. Cerchi un motivo e non trovi la ragione. Ma, ricordi? Hai tolto dagli occhi un po' di cielo per una coperta calda di fattura industriale, hai levato di torno i calendari pieni di tempi per imparare, giornate da passare da solo ad aspettare, date segnate di rosso per chi partiva. Ma, vedi, in certe stanze le tende continuano a parlare, e di certe piazze la gente come noi non può fare a meno, ed in certe serate gli occhi continuano a pensare che un po' di cielo le tende lo lasciano ancora anche vedere.
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domenica 28 novembre 2010

Ricino

Fumo di foglie secche e niente arrosto, dice chi non conosce il detto, dimmelo tu com'è. Io dico che è come quando impari a non fidarti perché scopri che esiste un mondo fatto di altro rispetto a te, di gente che fa solo quello che si deve fare e non conosce passione e nemmeno il rispetto di sé. E nemmeno una poesia di Prévert. L'effort humain n'a pas de vraie maison, cerca di imparare, Un ramasseur de conscience avec un directeur de mégots, in futuro non darti in pasto al niente, all'atrofizzazione del tuo cervello. Il coraggio delle idee viene prima di quello delle azioni e le parole sono importanti, veicolano i pensieri. Il coraggio delle idee viene prima di quello delle azioni e quello che prometti è importante, se qualcuno si fida di te.
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mercoledì 17 novembre 2010

Ago di pino

Tra strade perdute e cieli su cui non si può contare, sta tornando a casa. Eppure deve esserci stato un momento, l'istante esatto in cui ha avuto la certezza che non sarebbe finito niente, che come tutto si trasforma nella fisica, anche qui da noi, in una scatola piena di sassi tutti uguali, ci sarebbe stato sempre spazio per parecchia sabbia. Torna a casa per poi riuscire, andare a spalare tutta la poltiglia fangosa sul ciglio, appianare le buche, comprare riverenze e poco più, ascoltare le stesse parole troncate alla fine e non dar retta agli amici di sempre. E continuare a sperare.
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sabato 13 novembre 2010

Risveglio

Un sole tiepido, lontano dalla città. Un grandangolo ed una donna che si sveglia, un ricordare il perché. Almeno nel tragitto fino a qui, ed ora qui, nell'ombra del muro della prigione, uomini guardano dentro, cercano un fratello o un padre persi da sempre, la domenica mattina. Ad ognuno qualcuno deve aver insegnato il silenzio, penso. La città cova numerose paure. Dopo un secondo è ricordo già lontano, sto andando in stazione e sono in ritardo. A Simone non l'ho mai detto.
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domenica 10 ottobre 2010

Ci sono ancora

Ci sono ancora, anche se scrivo più di rado, penso sempre, appunto qualcosa, quando ho tempo poi rileggo, e ripenso, e riscrivo. E qualche volta dico. Poi magari torno alla mia scrivania e riprendo la mia agenda. Qualche altra, qui, racconto. Racconto di tutti questi cuori, in file chilometriche, dietro luci metropolitane, dentro le stesse vite uccise. La ragazza della tavola calda ha ogni giorno lo stesso sorriso, ogni sera lo stesso pensiero, chiede ogni volta la stessa cosa alla stessa ragazza seduta allo stesso tavolo, che scrive lo stesso libro da mesi, che nessuno leggerà. Poi trovo qualcosa, e mi allontano dall'intento, a volte trovo qualcosa proprio in casa mia, qualcosa a cui non ho mai dato le chiavi e nemmeno una porta, qualcosa a cui nessuno ha mai spiegato come uscire, qualcosa che basterebbe solo salutare. E divento solenne. Saluto i tuoi misteri e i tuoi occhi distanti, le tue lacrime incatramate, le tue riserve, il giorno in cui mi scrivesti e quello in cui non lo facesti più. Saluto tutte le volte che andrai a capo ed anche il tuo inverno che non vedrò. Ed accolgo un nuovo blu. Sarà che siamo come l'acqua, entriamo nelle vite degli altri in ogni attimo che ci è stato regalato, in ogni anfratto offerto, in ogni piega delle mani, facciamo promesse senza dirle e quando capiamo che ogni singolo momento merita almeno un nome, ce ne andiamo mestamente, come fa l'acqua, a trovare qualche altra vita da alluvionare. Io vorrei sempre dare una forma a tutto, come una somma di immagini, di tempi, colori e luoghi che si inseguono, come la mente che cerca di metterli in fila e non ci riesce, come chi cerca di metterli in un cassetto e spera che rimangano lì, ad aspettare nuove mani. Un nuovo blu. Blu è una voce blu da tenere a mente, è una nota che resta a chi ne ha cura, è uno sfiorarsi, sei tu che mi stringi su una panchina nella piazza di un paese di anziani, un suono di orli di bicchieri, una storia raccontata prima di andare. Ed un sentire chiamare il proprio nome anche solo per desiderare di non andarsene più.
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domenica 3 ottobre 2010

Parla con me

E' un anno in più, o in meno, chissà dove sei. Con il mio coraggio, mischiato alla carta, ci faccio una barca, arriverà dove sei. Con te ho capito di essere grande, in un giorno di dolore, ho visto Colonne d'Ercole cercare ripari o almeno un aiuto per non far più fluire nulla che non fosse te. E credo di ricordare un ultimo ricordo, quello che il mio cervello ha deciso di riservare per me, che nessuna foto può inquinare. E credo di pensare a come eri quando ero ancora una bambina, che quando ho capito di essere grande, tu già chissà dov'eri.
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sabato 2 ottobre 2010

Reminiscenze

"Vi è un posto dove non c'è terra, acqua, fuoco o aria, né condivisione di spazio infinito, né questo mondo, né un altro mondo, né entrambi, né il sole o la luna. Là non si va, né si viene, non si muore né si nasce. Non è qualcosa di fisso, non si muove, non è fondato sul nulla. Esso, in vero, è la fine del dolore".
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Agglomerato del Nord

"...non mi piacciono quelle riunioni dove dicono "dov'era Dio quando noi morivamo?". Immagini una partita di calcio con una squadra che si comporta in maniera scorretta nei confronti dell'altra. I primi prendono a calci i secondi, segnano in fuori gioco e aizzano i tifosi alla rissa. I corretti si guardano attorno stupiti che il direttore di gara non stia intervenendo. Ma l'arbitro è in buona fede. Lui è certo di essere assolutamente imparziale poiché ignora i primi come i secondi. E' il suo modo di essere onesto. Sarebbe stata più sincera la nostra storia se quel giorno Dio avesse lasciato che Abramo uccidesse suo figlio. Poiché per il resto dei secoli è andata così."
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